Titolo originale: Cherchez la femme
Paese: Francia
Anno: 2017
Durata: 88 minuti
Genere: Commedia
Soggetto: Sou Abadi
Sceneggiatura: Sou Abadi
Fotografia: Yves Angelo
Montaggio: Virginie Bruant
Musiche: Jérôme Rebotier
Scenografia: Denis Gautelier
Costumi: Justine Pearce
Trucco: Raphael Ayache, Sarah Mescoff, Samia Tahanouti
Effetti VFX: Joseph Catté, Jérôme Malevez, Romain Sontag
Produttore: Michael Gentile
Produzione: The Film, France 2 Cinéma, Mars Films
Distribuzione: I Wonder Pictures
Sito ufficiale: www.thefilm.fr/cherchez-la-femme
Data di uscita: 6/12/2017 (Cinema)
Cosa non si farebbe per amore? Armand e Leila stanno pianificando di volare insieme a New York, ma pochi giorni prima della partenza, Mahmoud, fratello di Leila, fa il suo ritorno da un lungo soggiorno in Yemen, un'esperienza che lo ha cambiato... radicalmente. Ai suoi occhi, ora, lo stile di vita moderno della sorella offende il Profeta. L'unica soluzione è confinarla in casa e impedirle ogni contatto con il suo ragazzo. Ma Armand non ci sta e pur di liberare l'amata escogita un piano folle: indossare un burqa e spacciarsi per donna. Il suo nome d'arte? Shéhérazade. Quello che Armand non si aspetta è che la sua recita possa essere fin troppo convincente, al punto da attirargli le attenzioni amorose dello stesso Mahmoud.
Come recitava una massima che ripetevano i nostri nonni 'non tutto il male viene per nuocere'. Perché Sou Abadi stava lavorando a una produzione cinematografica in Israele che si è fermata e questo avvenimento l'ha spinta a rivolgere il suo sguardo all'interno delle sue stesse radici culturali.
Ha così realizzato questo film che, grazie ai toni della commedia, è riuscito a raggiungere una vasta platea in Francia e ne merita una altrettanto ampia in Italia. Perché il sorriso, l'ironia e l'autoironia possono produrre talvolta più risultati positivi di saggi ed articoli paludati.
La regista non è non vuole essere antimusulmana ma è e sa essere antioscurantista. Mahmoud vuole imporre a Lila la sua volontà attraverso frasi fatte derivate dalla sua solo pretesa conoscenza del Corano che difatti inizia a comprendere meglio quando Armand/Sheherazade si trova costretto a documentarsi in materia per reggere il gioco e, di conseguenza, attraendone una focosa attenzione. Passando da Maometto a Victor Hugo si consuma la possibilità di una deradicalizzazione di un giovane uomo che ha visto la moschea affermarsi come l'unico luogo in cui poter socializzare in Francia. Leila ha imboccato una strada diversa e ha trovato l'amore (e un possibile futuro alle Nazioni Unite) in un Armand che deve fronteggiare le memore barricadiere dei genitori e, in particolare, della madre ancor oggi disposta a gesti eclatanti pur di poter sostenere idee libertarie. Tutto ciò sostenuto dal gioco del travestimento con tutte le varianti farsesche che possono derivarne ma che sono sempre tenute sotto controllo.
A Sou Abadi non interessa la sola risata di pancia (che a tratti comunque non manca). Quella che preferisce (e che sa come ottenere) coinvolge la testa senza però mai far leva su battute o situazioni xenofobe o comunque razziste. Leila e Armand provengono da quei mondi che vengono messi alla berlina ma non aderiscono alle loro storture. Hanno saputo guardare oltre e ci chiedono di ridere con loro non perché Sous Abadi pensi che una risata seppellirà la jihad ma perché, molto più semplicemente e realisticamente, ci potrà aiutare a saper distinguere. Sarebbe già il conseguimento di un ottimo risultato.
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