Titolo originale: Gong fu yu jia
Paese: China, India
Anno: 2017
Durata: 107 minuti
Genere: Azione, Avventura
Soggetto: Stanley Tong
Sceneggiatura: Stanley Tong
Fotografia: Wing-hang Wong
Montaggio: Chi-Leung Kwong
Musiche: Nathan Wang
Scenografia: Ying-Wah Cheung
Costumi: Phoebe Wong
Effetti visivi: Yadhukrishna Attassery, Khandu Bidkar, Ashok Gunjal
Produttore: Jackie Chan, Barbie Tung, Wang We
Produzione: Sparkle Roll Media, Shanghai Taihe Pictures, Taihe Entertainment, Sparkle Roll Culture & Entertainment Development, Top Entertainment, China Film, Huaxia Film Distribution, Khorgos Taihe Digital Entertainment Cultural Development, Beijing Idea Media, Kashgar J.Q. Media & Culture, Youth Film Studio, Xi'an Qujiang Film & TV Investment, Beijing Taihe Zeruo Culture Investment, China Film (Shanghai) International Media Co., Shinework Pictures
Distribuzione: Mainland China Distributors, Khorgos Taihe Digital Entertainment Cultural Development
Data di uscita (Cina): 28/1/2017 (Cinema)
Jack, professore cinese di archeologia, fa squadra con la bella professoressa indiana Ashmita e la sua assistente Kyra per individuare l'antico tesoro perduto di Magadha. In una grotta di ghiaccio tibetana, i tre trovano i resti dell'esercito reale scomparso insieme al tesoro prima di essere attaccati da Randall, discendente di un leader dell'esercito ribelle. Riusciti a liberarsi, i tre fanno tappa a Dubai, dove un diamante proveniente dalla grotta sta per essere messo all'asta. Dopo una serie di rivelazioni inattese sul loro passato, Jack e la sua squadra si recano in un tempio di montagna in India, portandosi dietro il diamante come chiave per sbloccare il vero tesoro.
Ovviamente non mancano i combattimenti di kung fu che confermano ancora una volta le spettacolari coreografie a cui Jackie Chan ci ha abituati da sempre, accompagnate da acrobatici inseguimenti motorizzati, e scontri corpo a corpo equilibrati e coinvolgenti. Ma questo non basta per risollevare l'effetto finale del film, che regala un tiepido divertimento, sacrificando la sceneggiatura e una struttura narrativa discreta a discapito di un abuso di effetti speciali che puntano alla spettacolarità dell'azione, senza una cura nel dettaglio. La scenografia spesso inondata di oro e particolari sfarzosi è una perfetta sintesi di una fallita collaborazione tra il cinema commerciale cinese e la più classica Bollywood, che forse sarebbe meglio tenere separate.
Kung Fu Yoga: Aarif Rahman in una scena del film
La comicità slapstick di Jackie Chan, che lo ha spesso accompagnato nei suoi film, non convince molto in questa interpretazione, anche a causa di una sceneggiatura debole e sconnessa, che offre al pubblico un film delirante e volgare da un punto di vista estetico. L'errore più grande di Kung Fu Yoga è forse proprio questa volontà di mettere troppa carne al fuoco, per stordire il pubblico con luci, colori, scazzottate e protagonisti affascinanti, nascondendo una povertà di contenuto. Ti aspetti di vedere spuntare Will Ferrell, Kevin Hart o Sacha Baron Cohen da un momento all'altro, in quanto personalità che ben identificano il cinema demenziale americano a cui sembra rifarsi il film di Stanley Tong. Ma, in fondo, l'unica ipotesi plausibile per giustificare Kung Fu Yoga è considerarlo una parodia della saga di Indiana Jones. Quindi potremmo offrire a Jackie Chan il beneficio del dubbio.
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