Titolo originale: Voice from the Stone
Paese: USA, Italia
Anno: 2017
Durata: 94 minuti
Genere: Drammatico, Thriller
Soggetto: Basato sull'omonimo romanzo di Silvio Raffo
Sceneggiatura: Andrew Shaw
Fotografia: Peter Simonite
Montaggio: Clayton Condit
Musiche: Michael Wandmacher
Scenografia: Davide De Stefano
Costumi: Anna Lombardi
Trucco: Claudia Catini, Melissa Mazzocco, Carla Vicenzino
Effetti VFX: Virginia Cefaly, Pasquale Di Viccaro, Patricio Fernandez e altri
Produttore: Stefano Gallini-Durante, Dean Zanuck
Produzione: Zanuck Independent, Code 39 Films, Producer Capital Fund
Distribuzione: Koch Media
Data di uscita: 20/9/2018 (Dvd)
Nella Toscana degli anni Cinquanta, Verena è un'infermiera che ha il compito di aiutare un giovane di nome Jakob, in silenzio da quando un anno prima gli è morta prematuramente la madre. Vivendo con il padre in un maniero, Jakob non solo si rifiuta di parlare ma sembra anche essere sotto l'incantesimo di una forza malefica che risiede tra le mura di pietra della residenza. Man mano che il suo rapporto con padre e figlio si intensifica, Verena sarà costretta ad affrontare quel fantasma che tanto fatica ad andarsene.
Voice from the stone mescola psicologia e spiritismo senza cercare facili spaventi (i jump scare sono qui giustificati assenti) preferendo concentrarsi sull’intensità emotiva di una storia suggestiva impreziosita dal, potenzialmente intuibile, colpo di scena finale. Il vero problema dell’operazione, da cui traspaiono varie influenze delle produzioni Hammer, è la sua leggiadra pacatezza che in taluni momenti conduce involontariamente alla noia; fortunatamente le ottime interpretazioni del ridotto cast nascondono abilmente i tempi morti, e se Marton Csokas si dimostra per l’ennesima volta attore roccioso e versatile, Emilia Clarke si cala con ammirevole mestiere in un ruolo più complesso del previsto, dimostrando, che è in grado di dare il meglio di sé in questi ruoli drammatici più piccoli.
E’ evidente che il film in questione tratta di fantasmi e di presenze ma lo fa in modo molto delicato e discreto, portando lentamente ma progressivamente la sua protagonista, Verena, in un percorso discendente che la renderà incapace di distinguere la realtà dall’immaginazione. Le voci che animano la casa, e parlano o si manifestano attraverso la pietra, non vengono mai percepite dallo spettatore ma rappresentano il filo conduttore dl mistero che avvolge la casa e i suoi abitanti e di cui poco a poco Verena, verrà a conoscenza. L’anima della casa comunica con i suoi famigliari e tenta di riprendersi ciò che le appartiene di diritto.
Le premesse dunque sono interessanti e intriganti ma sfortunatamente il film viene sviluppato in maniera del tutto inadeguata. La sceneggiatura risulta praticamente accessoria e secondaria mentre in buona parte del film non accade assolutamente niente; nessun colpo di scena, nessuna escalation emotiva. Eccetto seguire Verena nelle sue routinarie giornate, nelle quali cerca di avvicinarsi al bambino e comprenderne la psicologia per poterlo aiutare, non succede niente che possa catturare l’attenzione dello spettatore o mantenerne intatto l’interesse. Anche la caratterizzazione dei personaggi risulta veramente poco incisiva e di poco spessore. Nonostante ci sia una brava e sensuale Emilia Clarke oltre ad un enigmatico e austero Morton Cokas come protagonisti principali, non si riesce mai ad immedesimarsi pienamente in loro e nemmeno il film riesce a improntare uno stile narrativo ben delineato. Alternando costantemente il dramma psicologico al thriller soprannaturale e aggiungendo delle note di erotismo (prolisse e superflue in un film del genere) il film cerca di esplorare il dramma della perdita di una persona cara ma vorrebbe anche sottolineare le difficoltà di adattamento insorte nel periodo post bellico. I traumi sociali misti a quelli famigliari portano i protagonisti a chiudersi in se stessi, a isolarsi dal mondo, a evitare i contatti col mondo esterno rappresentato da Verena. Ma il tutto resta soltanto nelle intenzioni, intuibili ma mal sviluppate sullo schermo. Purtroppo anche il ritmo lento col quale si svolge il film qui risulta piuttosto un fattore penalizzante data la mancata introspezione psicologica dei personaggi e data la staticità della trama che fatica a mantenere acceso l’interesse.
Un mystery vecchia scuola che si concentra più sui suoi istinti drammatici e psicologici che su risvolti spaventevoli, pur rendendo il contesto spiritico determinante ai fini degli eventi. Voice from the stone, adattamento dell’omonimo romanzo di Silvio Raffo, trova nella sua rarefatta atmosfera il miglior pregio e il peggior difetto al contempo, acquistando uno straniante fascino ma perdendo verve nell’evoluzione narrativa e senza la convincente performance di Emilia Clarke la sensazione di maliarda incompiutezza sarebbe stata forse maggiore.
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