Titolo originale: Io sono tempesta
Paese: Italia
Anno: 2018
Durata: 97 minuti
Genere: Commedia
Sceneggiatura: Daniele Luchetti, Sandro Petraglia, Giulia Calenda
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Mirco Garrone
Musiche: Carlo Crivelli
Scenografia: Paola Comencini
Costumi: Maria Rita Barbera
Trucco: Valentina Tomljanovic
Effetti speciali: Pasquale Catalano, Massimo Ciaraglia, Fabio Traversari
Produttore: Riccardo Tozzi, Marco Chimenz, Giovanni Stabilini
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 12/4/2018 (Cinema)
Numa Tempesta è un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno, un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro.
La parabola di Tempesta è dichiaratamente ispirata a quella di Silvio Berlusconi, ma lo sviluppo del personaggio ha più a vedere con la commedia all'italiana che con l'attualità politica (anche se nella realtà spesso le due si sovrappongono).
Nelle intenzioni di Daniele Luchetti pare esserci il ritratto di un Paese che sta cambiando pelle ma che rimane ben ancorato ai suoi peggiori difetti: il qualunquismo, la rincorsa della ricchezza facile, e quella corruttibilità secondo cui tutti, nessuno escluso, hanno un prezzo.
La commedia all'italiana classica però, pur raccontando un'amoralità diffusa, fustigava i suoi personaggi. Numa invece finisce per apparire migliore degli ospiti del centro di accoglienza, fra cui Bruno, un padre che ha perso tutto tranne il figlio, e Angela, il personaggio più incoerente della storia: è impossibile dettagliare la repentinità delle sue contraddizioni senza svelare le svolte della trama.
Il personaggio meglio riuscito è quello di Nicola, il figlio di Bruno, grazie anche alla bellissima interpretazione di Francesco Gheghi, cui per fortuna manca la piacioneria televisiva che caratterizza molti dei giovanissimi attori italiani. Nicola incarna credibilmente l'amara consapevolezza di una situazione pesantemente compromessa, e la capacità di fare ciò che si deve in un mondo in cui ognuno fa come gli pare. Il trio di studentesse di psicologia appartiene invece ad un altro film, potenzialmente molto divertente e politically incorrect.
La regia di Luchetti è come al solito professionale e in alcuni momenti illuminata, la recitazione di Giallini è adatta al ruolo del finanziere infantile e anaffettivo. Ma la scrittura (di Luchetti con Giulia Calenda e Sandro Petraglia) resta il punto debole di Io sono Tempesta, perché invece di raccontare un cambiamento (o l'impossibilità di un cambiamento) nei suoi personaggi, delinea una schizofrenia comportamentale del tutto priva di gradualità. E da più o meno metà della storia la narrazione, che nella prima parte costruiva premesse interessanti, deraglia frastagliandosi in una divergenza di binari tronchi. Io sono Tempesta descrive un'Italia superata dagli eventi, senza registrare l'entrata in scena delle nuove (non)ideologie, rimanendo un passo indietro rispetto all'attualità incalzante. E non sembra tanto riflettere un Paese allo sbando, quanto un'incertezza drammaturgica nella posizione da assumere al riguardo.
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